Il Sole…24 ore!

Bulgari (immagine presa dalla rete)

Bulgari (immagine presa dalla rete)

Nulla come il giallo evoca l’estate: sole, colore, abbronzatura, riflessi, allegria…tutto richiama questo colore. Ed è un fiorire di giallo su tutte le passerelle. Intendiamoci, non è un colore facile da indossare e si rischia facilemente di eccedere! Meglio puntare su accessori e singoli pezzi se non ci sentiamo sicure del total yellow! Ma se case di moda come Etro, Armani, Elie Saab fanno del giallo uno dei punti di colori forti della prossima estate e se siamo tanto amanti del giallo che non riusciamo a resistere nenache allo smalto chanel, prendiamo spunto da loro e cerchiamo la tonalità goiusta per noi!

Burberry (immagine presa dalla rete)

Burberry (immagine presa dalla rete)

Vionnet (immagine presa dalla rete)

Vionnet (immagine presa dalla rete)

Una cosa è certa: il giallo viene usato indifferentemente a qualsiasi orario del giorno e della sera, dalla colazione di lavoro al cocktail serale, dall’uscita con le amiche alla passeggiata al mare! Quindi, la possibilità di togliersi lo sfizio di qualcosa di giallo in qualsiasi ora del giorno e della notte c’è!

Hoss-Intropia (immagine presa dalla rete)

Hoss-Intropia (immagine presa dalla rete)

Elisabetta Franchi (immagine presa dalla rete)

Elisabetta Franchi (immagine presa dalla rete)

Eliee Saab (Immagine presa dalla rete)

Eliee Saab (Immagine presa dalla rete)

Una tonalità di giallo che si accordi alla nostra carnagione, al nostro carattere e al nostro umore nonmancherà di certo: dal color zafferano al color carino, dal giallo fluorescente a quello pastello i punti sono infiniti!

Giorgio Armani (immagine presa dalla rete)

Giorgio Armani (immagine presa dalla rete)

Woolrich (immagine presa dalla rete)

Woolrich (immagine presa dalla rete)

muehlbauer (immagine presa dalla rete)

muehlbauer (immagine presa dalla rete)

In cucina poi, il giallo la fa da padrone: presente in qualsiasi stagione dell’anno, d’estate esplode con tutta la sua energia! Il limone, le mele, lo zafferano, il risotto alla milanese, una cotoletta panata, una crema pasticcera…impossibile elencare tutti i cibi gialli! Fatto sta che sono attraenti alla vista come al gusto (lemon curd: provare per credere) e sprigionano energia da tutti i pori!

Un dolce che ho fatto ultimamente è perfetto, come cromia, con questi elementi: una torta alle mandrole con un colore giallo deciso ed un gusto intenso dovuito alle mandorle..ogni fetta è uno spicchio di sole!

Almond Tea Cake dal libro Tea with Bea (recipes from Bea’s of Bloomsbury)

Ingredienti

  • 240 g di zucchero
  • La buccia grattugiata di un limone
  • 150 g di farina 00
  • 70g di farina di mandorle
  • 2 cucchiaini di lievito per dolci
  • Un pizzico di sale
  • 130 g di yogurt greco (io ho usato normale yogurt bianco)
  • 3 uova
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 1 cucchiaino di estratto di mandorle (io ho aggiunto due cucchiai di essenza di mandorle amare)
  • 80 ml di olio di semi
  • 50 g di burro
  • Teglia da 20 cm (io ho usato la dose doppia e una teglia ovale)

Procedimento

  1. Riscaldare il forno a 170° C. Mettere lo zucchero e le zeste di limone in una ciotola grande e mescolare per rendere profumato lo zucchero. Aggiungere la farina, la farina di mandorle, il lievito, il sale e mescolare bene. In un’altra ciotola mettere lo yogurt, le uova, l’essenza di mandorle e di vaniglia e mescolare bene. Aggiungere alla ciotola con i solidi e mescolare per ottenere un composto omogeneo. Mescolare infine l’olio e il burro fuso (e lasciato intiepidire). Versare l’impasto nella teglia imburrata e cuocere per 50-35 minuti (io con dose doppia ho dovuto cuocere per 50 e vale sempre la prova stecchino)

Posate per una tavola fashion

Come abbiamo precedentemente visto, questo è tempo di matrimoni… e quindi, a meno che gli sposi non abbiano liste di nozze varie, scatta il problema del “cosa ti regalo per fare una bella figura”! Anche perché, diciamolo, una cornice fa comodo, due anche , tre ci si può stare ma alla quarta cominci a chiederti a quale coppia di amici, che si sposerà prossimamente, regalare le innumerevoli cornici che abbiamo ricevuto il giorno del matrimonio (stessa cosa per vasi e tazzine da caffè). E allora, perché non buttarsi su delle posate di design? Sono utili, belle e originali! Ci sono per tutti i gusti e per tutte le tasche… e soprattutto si può “osare” perché di posate non se ne hanno mai abbastanza! Vogliamo vederne qualcuna? Eccole qui!

Se volete un regalo raffinato e chic, per la coppia elegante e perfetta con queste non sbgalierete di certo!

 

Avete amici amanti del pesce o che posseggono una barca dove amano mangiare? Allora le posate a forma di pesciolini sono quelle che fanno per loro!

Gli sposi non possono fare a meno del finger food, tanto che non sanno cosa vuol dire mangiare seduti, ma vi offrono sempre aperitivi e stuzzichini? Bene, allora le posate che stanno in piedi gli si addicono di certo!

Viceversa, per quelli per cui il buffet non esiste ma si legherebbero alla sedia, quale cosa migliore di posate che sono abbracciate al tovagliolo?

Per gli ultrapratici, quelli che odiano vedere la stesa delle posate affianco al piatto, che vanno sempre di fretta e vogliono avere tutto a portata di click..le posate click ‘n cook!

Avete una coppia di amici giocherellona, che quando viene a trovarvi porta sempre qualche gioco da tavolo? Allora meglio delle posate ispirate allo shanghai non può esserci nulla!

Per i fautori del risparmio a tutti i costi (inutile sprecare dell’acciaio per due posate diverse) avere cucchiaio e forchette nello stesso “attrezzo” sarà un vero piacere!

E per rendere facile il taglio della torta con successivo smistamento delle fette bulla di più indicato delle posate_candeline (diciamocelo…quante volte cade la forchetta dal piattino con la fetta di torta che si deve servire in fretta??????)

 

Allora, siete ancora in tempo per andare a cambiare quella cornice impacchettata con delle posate che sicuramente non passeranno inosservate!!!!

It’s wedding time!

aimee

aimee

E sta per cominciare, come ogni anno, il periodo dei matrimoni. Anche solo da semplici invitati, per molti è uno stress, per non dire una giornata non certo attesa con trepidazione. Io invece li attendo sempre con ansia. Non posso farci nulla, adoro i matrimoni, mi commuovo e mi fanno sperare. Poi soffro di quella che si chiama la sindrome del wedding-planner. Mi organizzerei tutti matrimoni del parentado (anche se odio i consigli non richiesti e quindi mi astengo fortemente dal darli). Però se un’amica mi chiede qualcosa mi lancio con entusiasmo!!! lo ammetto, sono io a sfinirla con le mie idee! In effetti sto aspettando con ansia che mia sorella e mio fratello si sposino solo per avere il “diritto di intervenire nell’organizzazione” sempre che i rispettivi partner non mi uccidano prima! :) Comunque, piccolo excursus su una cosa F-O-N-D-A-M-E-N-T-A-L-E: l’abito da sposa. Eh sì, inutile che gli sposi borbottino ma la protagonista della giornata è la sposa: lo so, dovrebbero essere tutti e due,  è il gesto che conta non l’apperenza, è tutta scena e non sostanza, etc etc. Ma siccome non è che ci si sposi tutti i giorni e mi auguro che quello sia il giorno più bello della vita, ritengo che debba anche essere festeggiato nel migliore dei modi possibili (in rapporto alle possibilità economiche ma si può sempre fare qualcosa di bello anche con poco…lo dico sempre..poi lasciamo perdere quanto sia costato il mio di vestito…quello è un dettaglio, che mio padre ancora ricorda benissimo :D )

Vediamo qualche esempio, magari può essere di ispirazione!

aimee

 

aimee

 

aimee

 

Innanzitutto uan considerazione: proprio perchè una sposa vuole essere al meglio il giorno del porprio matrimonio, fosse anche solo per abbagliare di luce riflessa lo sposo, credo che il vestito debba rappresentare il proprio modo di essere e il proprio fisico. Inutile portare un abito importante e larghissimo se il portamento e il fisico non lo permettono. Si può essere splendidi anche con un abito minimal chic. Se poi si è particolarmente raffinate e ci si può permettere di tutto allora non si hanno grossi limiti ma eviterei sempre l’effetto impacciato di certe ragazze che indossano vestiti che non sentono propri. Inoltre, l’effetto finta bomboniera è in agguato…quindi attenzione a stoffe e tagli! Normalmente gli abiti importanti e complessi per essere belli devono essere cuciti e tagliati alla perfezione, il che richiede un costo elevato. Se uno non può permetterselo, un taglio semplice conferisce un aspetto sempre elegante e non si sbaglia mai! (ho visto cose che voi umani non potete immaginare…. balze e merletti che spuntavano da ogni dove :) )

elvira gramano

elvira gramano

Ce n’è indubbiamente per tutti i gusti. La cosa bella è che quando si trova l’abito dei propri sogni lo si riconosce immediatamente! Non c’è dubbio! A prescindere dal prezzo e dal negozio. Ed è un’emozione che non si scorda più, come non si scordano le lacrime che si vedono spuntare dal ciglio dell’occhio della mamma e il gridolino di approvazione della sorella..portate con se (per me la cosa più bella è stata condividere con le due donne più amate la gioia del mio abito!). E avere una persona attenta e del mestiere che sa consigliare è fondamentale. Che sia però preparata (e questo, purtroppo capita molto poco spesso). Ma se tutto va bene….uno dei momenti più emozionanti è indossare un abito e guardarsi allo specchio e non solo per l’aspetto glamour: è un punto di arrivo e nello stesso di inizio…paura ed speranza insieme. Un abito da sposa significa molte cose, per questo io ci tengo tantissimo! E volete mettere vedere il proprio papà commuoversi fino alle lacrime e quasi dimenticare il prezzo proebitivo di quell’abito che indosserete,in ogni caso, una sola volta????

Una cosa che associo tantissimo alle spose? I confetti! Ultimamente trovo molto carina la confettata alla fine del ricevimento: confetti di più gusti, colori, forme  e dimensioni! Dato che però siamo molto brave anche nella decorazione :) perchè non pensare a comprare dei semplici confetti bianchi e decorarli con pasta di zucchero e royal icing? E’ facile e di grande effetto! E anche dei segnaposto diventano originalissimi! Questi li ho fatti in un paio d’ore, seguendo il disegno dei fiorellini sulla bomboniera di un’amica! un piccolo done che ha reso molto felice la sposa!

 

 

Tacchi a spillo (ma non solo)

immagine presa dalla rete

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Una mia amica dell’università soleva dire “di scarpe e borse non se ne hanno mai abbastanza”…quant’è vero! all’epoca scambiavo la frase per una battuta! Oggi se potessi avere un armadio quattro stagioni dedicato solo alle scarpe e alle borse (e se potessi riempirlo) mi sembrerebbe il minimo sindacale. Alzi la mano chi, quando il marito/fidanzato/mamma etc etc chiede “hai bisogno di qualcosa?” non pensa a quel paio di scarpe da urlo viste in vetrina e lasciate là per il prezzo esoso, che poi le rende ancor più desiderabili! E quante scarpe sono state comprate di botto, per il puro piacere di averle ma poi sono rimaste confinate nella scatola? C’è un sottile piacere nell’avere scarpe di ogni tipo…non dico che valga per tutte ma per buona parte di noi sì! Magari varia lo stile: chi le preferisce eleganti, chi sportive, chi con tacchi altissimi, chi rasoterra..ma un bel paio di scarpe resterà sempre nei primi posti delle “desiderata”.

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Che poi, diciamo la verità, gli stilisti in questo non ci aiutano: ne inventano di tutti i tipi, di tutti i colori e di tutti le forme! Quando pensate di avere scarpe a sufficienza per rifornire un intero convento di carmelitane scalze, ecco comparire quel nuovo modello che vi fa ritenere scarna la vostra personale collezione di calzature! E se proprio non abbiano la possibilità di comprare nei costosi negozi di marca ecco a noi la soluzione: i mercatini! Sono un luogo di perdizione! Col fatto che costano poco, si torna a casa mediamente con 4/5 paia di scarpe (destinate a durare mezza stagione ma tant’è!). Per non parlare di quando qualcuno ti dice “quello vende campionario”! Allora in quel caso si illuminano gli occhi, perchè, nella nostra testa abbiamo già acquistato un paio di Sergio Rossi al costo di pantofole in sconto!

Però non biasimateci..non toglieteci questa piccola soddisfazione! un paio di scarpe in più o in meno non si nega a nessuno…e voi, signori uomini, se non ne potete più, non preoccupatevi! Vi verremo icontro..e ci dedicheremo alle borse!!!!

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Mille scarpe, mille tacchi, mille forme…difficile abbinare una ricetta..a meno che non siano delle tartine di mille gusti!

I’m a fashion person…

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“Il blu, colore dell’aria, del mare e del cielo. Della notte e del giorno”

E il blu è stato il leit motiv della sfilata alta moda primavera-estate 2012 di Chanel..o meglio del suo incredibile direttore artistico Karl Lagerfeld. Istrionico, fuori dal comune, geniale, stilista, fotografo, regista…amico di lunga data di Valentino…e lo stesso Valentino gli disse, durante il festeggiamento dei suoi 50 anni di carriera “dopo di noi, solo stracci”. Una frase che mostra arroganza…forse sì. Ma non so quanto sarà facile trovare artisti di questa portata in futuro. La sfilata per la prossima primavera estate l’ha pensata avvolta nel blu: più di 200 tonalità, fra il blu e l’azzurro, costellano i suoi vestiti ma non solo quelli! Tutti gli ospiti, le modelle ed i vestiti sono stati trasportati da Lagerfeld direttamente su un aereo, immersi nel blu che tanto ha esaltato.

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Abiti tempestati di cristalli, lucenti  e ricchi di stoffe metalliche che variano fra le tonalità del cielocon delle tasche che permettono alle modelle un’aria scanzonata. Pochi accessori, se non fra i capelli,  gli abiti sono qausi sempre sopra il ginocchio e quelli lunghi sono di chiffon, molto aerei, con trasparenze e ricamati, ancora una volta, con pietre preziose e cristalli. Lagerfel aveva detto che sarebbe stata la collezione più soprendente di tutti i tempi..e indubbiamente questi abiti, fanno volare!

 

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Una ricetta da abbinare agli abiti leggeri e temepsati di piccole pietre? La pesca di Prato. Perchè? Perchè sono dei dolci sensuali e suadenti, dotate di una bellezza morbida ma avvolte dallo zucchero, un elemnto duro, necessario per la masticazione e che permette una maggiore gustabilità: ci costringe a masticare e quindi ad assaporare questo dolce…un po’ come le pietre messe ad arte su quei vestiti! Fermano lo sguardo e impediscono di scivolare via!

RICETTA: LE PESCHE DI PRATO (dal Libro di Claudio Martini Editore)

Ingredienti

Per la pasta

  • Farina 0 kg 1,1
  • Zucchero gr 240
  • Burro gr 140
  • Uova intere gr 500
  • Lievito di birra gr 35
  • Miele d’acacia gr 40
  • Arancia candita gr 20
  • Vaniglia in bacche metà stecca
  • Acqua naturale gr 70
  • Sale un pizzico

Per la crema

  • Latte fresco intero gr 350
  • Panna gr 150
  • Zucchero gr 140
  • Farina gr 40
  • Tuorli d’uovo gr 120
  • Sale un pizzico
  • Baccello di vaniglia metà
  • Buccia di limone una scorza

Per la bagna

  • Acqua gr 80
  • Zucchero gr 120
  • Alchermes gr 60

Procedimento
Per la pasta brioche:
Primo impasto: mettere nell’impastatrice 450 gr di farina, 100 gr di uova, 60 gr di zucchero, 35 gr di lievito, 60 gr di burro e l’acqua (io ho intiepidito l’acqua e fatto sciogliere il lievito, ho messo la farina nella ciotola dell’impastatrice, ho aggiunto il lievito sciolto nell’acqua e ho acceso la planetaria. Ho aggiunto un uovo e fatto assorbire, ho aggiunto lo zucchero poi l’altro uovo e alla fine il burro sciolto. Ho fatto raggiungere l’incordatura). Lasciar lievitare fino a che il volume risulti triplicato (90’ circa)
Secondo impasto: mettere nell’impastatrice il rimanente degli ingredienti e impastare. Aprire il baccello di vaniglia e inserire la polpa nell’impasto. Appena sono amalgamati, aggiungere il primo impasto e far andare la Foglia finché non sia di nuovo elastico e liscio. Lasciar lievitare a temperatura ambiente (ideale a 27°) fino a raddoppiare il volume (90’ circa), quindi utilizzare. Pesare 100 gr di impasto e fare un filoncino lavorandola con le due mani. Tagliare a metà e di nuovo a metà due volte in maniera da ottenere 8 pezzi di 15 gr ciascuno. Tornire i pezzi di pasta ad ottenere delle palline lisce. Far riposare le palline poi tornirle nuovamente e metterle su una teglia imburrata. Dopo 10 minuti, schiacciate con il plamo della mano una ad una fino ad ottenere delle piattelle. Far lievitare a 18°-20° per 4-5 ore e cuocere per 6-7 minuti a 220-230°.

Per la crema pasticcera: La sera precedente unire il latte e la panna. Togliere la polpa dal baccello di vaniglia e, insieme ad una scorza di limone, inserirle nella panna e nel latte per insaporirli. Al mattino: setacciare la farina con metà zucchero e il sale. Scaldare latte e panna con la scorza di limone, la vaniglia e l’altra metà dello zucchero (la presenza dello zucchero aiuta a non far attaccare il latte) Quando il composto è caldo, versarne 100 gr sulla farina e lo zucchero e sbattere con la frusta fino ad ottenere un impasto omogeneo. Aggiungere i tuorli e montare il più possibile, almeno fino a sciogliere lo zucchero. Quando il rimanente del composto di latte e panna bolle, filtrarlo dalla scorza di limone e rovesciarlo subito dull’impasto. Rimettere sul fuoco e girare con una frusta fin quando è cremoso e comunque almeno fino ad 83°.
Raffreddare con bagnomaria di ghiaccio mescolando per evitare la crosta in superficie fino a che è freddo a 4°. La crema è pronta per essere utilizzata.
Per la Bagna: unire l’acqua e lo zucchero nella casseruola. Portare ad ebollizione gli ingredienti e spegnere. Usare quando è temperatura ambiente Unire i 60 gr di alchermes a 200 gr di sciroppo- La bagna va usata a temperatura tiepida, circa 35°, per meglio inzuppare la pasta brioche e al contempo non evaporare l’alcol presente nell’archemes.

Preparazione: Con un coltello bucare leggermente la pallina di pasta brioche nella superficie che tocca la teglia, quindi inzupparla completamente nella bagna tiepida. Ripetere l’operazione con tutte le altre palline. Con l’aiuto di un sac a poche riempire il buco della pallina di crema pasticcera, lasciando un po’ della stessa sulla superficie in maniera che accompiando le due palline ripiene otterremo una leggera fuoriscita della crema che dà un aspetto ancora più goloso alla pesca. A questo punto rotolare la pesca nello zucchero e decorare con uno spicchio di arancio candito e una foglia di menta.

 

Haider Ackermann..una visione integrale

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Haider Ackermann is having a moment…come dicono gli inglesi.Molte case di moda lo cercano, alcuni lo indicano come colui che sarà chiamato alla guida di Dior e poi di Chanel, dato che anche Karl Lagerfeld ne ha riconosciuto il grande talento. Lui non risponde e va avanti con la sua produzione sempre più sofisticata. Personalmente amo molto i suoi vestiti, l’accostamento di colori, stoffe e questa perenne atmosfera di una donna che vive di una città del nord europa. Sì, perché senza sapere di dove fosse, la prima volta che ho visto una sua sfilata, mi è venuta in mente una donna che poteva benissimo vivere in beglio, in Danimarca.. insomma, una donna “mitteleuropea” con questa allure di calma, compostezza e indipendenza.

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D’altra parte è lui che dice:

“Le donne sanno stare anche da sole. Ed è per questo che io creo vestiti femminili: perché diano loro gli abbracci che a volte non hanno… Nessuna donna vuole che il suo uomo sia troppo fashion…” e, per quanto riguarda la moda maschile (che purtroppo ora non produce più) si esprime così “Mi immagino un uomo, non un ragazzino. Uno che ha un passato molto movimentato e che adesso vive in maniera rilassata” 

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Un prodotto che vedo adatto ad Ackerman? Un prodotto semplice, senza troppo fronzoli, ma indispensabile, di cui non si può fare a meno. Il pane. Però il pane integrale e senza impasto…minimal chic alla haideriana maniera.. (ringrazio la mia amica Daniela per avermelo fatto conoscere)

RICETTA: PANE INTEGRALE SENZA IMPASTO

Ingredienti

  • 400 gr di farina 00
  • 100 gr di farina integrale
  • 2,5 gr di lievito di birra
  • 10 gr di sale fino
  • 350 gr di acqua

Procedimento

La sera prima, in una ciotola capiente, mescolare la farina con il sale. In un’altra ciotola versare il lievito nell’acqua appena tiepida,  per farlo sciogliere completamente. Unire l’acqua col lievito alla farina e mescolare con le mani fino a che l’impasto si amalgama formando una palla. Coprire la ciotola con un foglio di pellicola e lasciar lievitare l’impasto a temperatura ambiente per tutta la notte. 
La mattina dopo riprendere la ciotola e rovesciare l’impasto su un piano ben infarinato. Portare i quattro lembi verso l’interno, formando una palla, e rovesciare l’impasto nella ciotola grande con la chiusura sotto. Coprire con un foglio di pellicola e lasciar lievitare per tutta la mattinata. Verso le 13, accendere il forno a 220 gradi, riprendere l’impasto, che si presenterà gonfio e pieno di bolle, rovesciarlo delicatamente su un piano infarinato, senza impastarlo, e ripiegare nuovamente i quattro lembi verso l’interno, cercando di non farlo sgonfiare troppo. Preparare una teglia con un foglio di carta-forno, rovesciare l’impasto sulla carta, in modo che i lembi chiusi rimangano sotto, spennellare la superficie della pagnotta con un poco di latte, cospargere con semi di sesamo, o papavero e infornare per circa 40 minuti.
Passato questo tempo aprire lo sportello, posizionare la pagnotta in verticale, appoggiandola alle pareti del forno, e lasciarla così per altri 10 minuti. Sfornare il pane e lascioarlo raffreddare completamente su una gratella  prima di tagliarlo.

 

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L’ottocento, le danze e piatti nobiliari

 

Molti stilisti di cui abbiamo parlato avevano una grandissima passione per lo studio del costume attraverso i secoli. D’altronde, citando un principio scientifico, secondo me molto adatto allo studio dell’arte “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Le architetture moderne nel mondo della moda (perchè spesso di questo si tratta quando uno stilista si immerge nella progettazione di un vestito) vengono da uno studio attento del costume dei secoli passati, studio poi fatto proprio e riutilizzato nel creare capolavori. Per questo motivo volevo approfondire qualche aspetto del costume dell’800. E’ un universo affascinantissimo e all’800 dobbiamo molto: tutta la nostra cultura nasce da lì. Vorrei ringraziare in anticipo Luisa, una gentilissima Dama che mi sta inoltrando nel mondo del costume e del ballo ottocentesco e che mi ha concesso l’opportunità di fotografare il suo splendido abito (quello che vedete nelle foto!).

Ha cominciato col raccontarmi di una figura bellissima, il Maestro di Cerimonia, colui che (vi lascio le sue parole)  “stabiliva le danze, organizzava le danze, le annunciava e forse le chiamava ( significa che  prima e durante il ballo rammentava ai danzatori i passi) il tutto in francese, come succede ancora oggi per la danza classica e nella nostra scuola.Si usava e si usa la lingua francese poiche la prima scuola ufficiale di danza nasce in Francia, fu Luigi XIV- Re Sole 1650 inizi 700- ad istituire la prima accademia di ballo.Quando una famiglia nobile decideva di dare un ballo nel proprio palazzo, insieme al maestro di cerimonia venivano stabilite le danze che era più conveniente ballare ( non tutti i balli erano ammessi) ed unito all’invito si allegava  l’elenco dei balli che si sarebbero fatti così i partecipanti avevano la possibilità di ripassarli. Nell’ 800 c’erano poi dei posti pubblici ove si organizzavano delle danze ma, non credo che l’alta aristocrazia vi andasse”.

Luisa mi ha raccontato come esistessero delle precise regole sui vestiti da indossare: le dame si cambiavano anche 4 o 5 volte al giorno, e il tutto variava a seconda dell’occasione e dell’età! Per il ballo poi c’erano delle regole particolari. Pensate che lei, una ballerina provetta di danze ottocentesche , per essere più fedele possibile alle tradizioni della moda dell’epoca ha faticato non poco: in fatti una donna adulta, ormai sposata, NON ballava (la cosa mi ha sorpreso perchè spesso nei film questo particolare non veine fuori) e anche il colore dell’abito doveva seguire dei dettami precisi.

Intanto vi lascio le foto di questo abito che, a mio parere, nulla ha a che invidiare alle creazioni dei nostri maestri di moda e che mi ha fatto rivivere per un po’ le emozioni che ho provato leggendo la scena del ballo del Gattopardo. Come ricetta, non potevo non rifarmi ad un piatto della tradizione culinaria sette-ottocentesca italiana, come il timballo di pasta. Se nel caso di Sarli, vi ho mostrato la versione in bianco, in questo caso vi mostro la versione rosè, ispirata liberamente ad una ricetta trovata sul libro Vincenzo Corrado Il cuoco Galante di Malvarosa Edizioni.

 

RICETTA: TIMBALLO DI MACCHERONI RIPIENI

Ingredienti (per 6-8 persone):

  • 600 gr di pasta mezza frolla
  • 500 gr di rigatoni
  • Brodo di pollo (Il Corrado consiglia il cappone in realtà) per lessare la pasta
  • 650 gr di lacerto (io, metà vitellone macinato, un quarto di di vitello e un quarto di maiale)
  • 1 cipolla
  • 1 carota
  • 1 gambo di sedano
  • 80 ml di vino bianco
  • 200 gr di brodo
  • Olio evo
  • 1 cucchiaio di strutto
  • 4 pomodorini
  • 50 gr di gambetto di prosciutto crudo
  • Funghi secchi a piacere
  • Tartufo a piacere
  • 2 tuorli d’uovo e uno per spennellare
  • 80 gr di parmigiano
  • Qualche cucchiaio di panna fresca

per la pasta mezza frolla:

  • 500 gr di farina 00
  • 190 gr di burro (o 140 gr di burro e 30 gr di srutto)
  • 2 tuorli d’uovo
  • 10 gr di sale
  • acqua q.b.

Procedimento

Per la pasta mezza frolla:

Lavorate il burro freddo a pezzetti con la farina, formando un briciolame, aggiungete il sale, i tuorli d’uovo battuti e l’acqua gelata, pian iano, a cucchiaiate (circa 6/7); lavorate brevemente fino ad ottenre una consistenza compatta e domogenea, formate un panetto e metete a riposare in frigo per almeno un’ora.

Per il timballo:

In una casseruola fate soffriggere la cipolla con l’olio, lo strutto, il gambetto, la carota, il sedano, i pomodorini e i funghi secchi ammollati e scolati:aggiungete la carne e fatela rosolare, sfumate con il vino: aggiungete il brodo, fate raggiungere il bollore e lasciate cuocere coperto per 2-3 ore a fuoco dolce. Prendete la carne dal sugo e passatela al robot, legate con il parmigiano e con i tuorli d’uovo, regolate di sale e pepe ed aggiungete qualche cucchiaio di panna fresca, insaporire con un po’ di noce moscata. Mettete il composto in una sac a poche. Lessate i rigatoni nel brodo di pollo lasciandoli al dente e conditeli con una noce di burro. Riempiteli con il ripieno. E conditeli con il sugo di carne (tenete presente che dopo aver riempito i maccheroni, ho aggiungiunto alla carne avanzata un cucchiaio di concentrato di pomodoro e un pochino di acqua e ho lasciato cuocere leggermente per ottenere una “versione in rosso”…dato che di timballi in bianchi ne ho fatti abbastanza nell’ultimo periodo!). Dividete la pasta mezza frolla in due parti, di una più abbondante. Stendete la metà più grande e usatela per rivestire uno stampo a cerniera da 24 cm e alto (almeno) 10-12 cm. Sistematevi i rigatoni e condite con il sugo intramezzandoli con altro sugo e una spolverata di parmigiano. Preparate il coperchio e rivestite il timballo. Decorate a piacere, spennellate con un  tuorlo d’uovo cuocere in forno già caldo al 180° per 35 minuti. Lasciare assestare 10 minuti prima di servirlo.

 

L’architetto della moda

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Fu il primo ad introdurre gli abiti da sposa alla fine di una sfilata..scelta per cui fu criticato ma che poi fu seguitissima. Ancora oggi quando si partecipa ad una sfilata di Fausto Sarli, si attende quasi con trepidazione l’arrivo delle sue bianche costruzioni. Sempre bellissime, sempre innovative ma sempre inevitabilmente col suo tocco: un abito da sposa di Sarli si riconosce sempre e i suoi abiti da sera non fanno eccezione.

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Sarli diceva che avvolgere una donna nel sogno di un vestito era la sua vita e a tale sogno si dedicò. Napoletano, riservato e schivo, sulle passerelle mostrava dei vestiti ricchi, con complesse costruzioni e forme geometriche che gli valsero il soprannome di Architetto della moda. Non vestiva le attrici gratis (cosa comune negli ultimi anni): lo avrebbe fatto solo con Igrid Bergaman. Anche attrici come Liz Taylor e Mina indossavano i suoi vestiti dopo averli pagati. Addirittura la prima volta che la Taylor vide dei suoi vestiti, creati per la regina dell’Afghanistan in esilio, in una vetrina del Grand Hotel, entrò nel suo atelier, lo guardò e uscì. Dopo poco tempo, rientrò e si sedette ai suoi piedi per osservare come lavorava.

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Un’attrice che non amava era Brigitte Bardot perchè la considerava un cattivo esempio per le donne comuni che, volendola imitare, cadevano spesso in una moda sciatta e casuale. Guai a quella moda che fa correre le donne in braccio alla volgarità, che le mette sulla cattiva strada, camuffandole e spersonalizzandole.

Che il mondo della moda abbia perso un protagonista di questo calibro è un vero peccato. I suoi vestiti sono sempre ricchi, costruiti, pensati e creati per migliorare la visione e le’stetica di una donna. la cui eleganza però era sempre , per Sarli, “la signorilità che nasce da dentro”. Questo architetto della moda mi ha fatto subito pensare ad un altro architetto..ma quello dei buffet: il Monzù napoletano. Il monzù non solo pensava alle pietanze, ma costruiva il tavolo di servizio, curava la presentazione e la scenografia, creava dei piatti che erano delle vere e proprio cistruzioni. Il Timpano di pasta ne è un tipico esempio: ricco, con molti ingredienti sapientemente misceltati e presentati in maniera perfetta, tando da stupire sempre gli ospiti,così come fanno gli abiti del nostro moderno Monzù.

RICETTA: IL TIMBALLO ALLA MANIERA DEL MONZU’ (versione campana)

Ingredienti (per 6 persone)

  • Due mazzetti di carote mondate,grattate ed affettate a rondelle
  • 700 gr zucchine mondate,spuntate ed affettate a rondelle
  • 700 gr patate sbucciate,lavate ed affettate a fettine da ½ cm di spessore
  • 2 spicchi d’aglio mondato e tritato
  • 2 coste di sedano verde, mondate, private dei filamenti  e tagliate in tocchetti da 4 cm
  • 2 grosse cipolle dorate, possibilmente di Montoro,  mondate della prima tunica ed affettate sottilmente
  • 3 etti di macinato di  manzo
  • un mazzetto di basilico lavato, asciugato e spezzettato a mano (senza coltello)
  • Sale doppio un pugno  ed una presa
  • 1 bicchiere d’ Olio d’oliva e.v.o.
  • 5 cucchiai di burro
  • sale fino e pepe  nero macinato a fresco q.b.
  • Pane grattugiato q.b.
  • 600 gr di rigatoni o candele spezzate
  • 500 gr fiordilatte o provola in fettoline sottili da ½ cm. di spessore
  • 2 etti di salame napoli in cubetti di ½ cm di spigolo
  • 300 gr pecorino grattugiato finemente

Procedimento

In una pentola alta unire olio, aglio, carote, patate e zucchine mondate ed affettate. Aggiungere cipolle , sedano, basilico ed una presa  di sale grosso. Lasciate stufare il tutto per circa venti minuti.Alla fine unire il macinato, bagnare con una tazza da tè d’acqua bollente e lasciar cuocere per altri quindici minuti;   aggiustare di sale e pepe rimestando benissimo. Lessare molto al dente la pasta in acqua salata (pugno di sale grosso) ed aggiungerla allo stufato di ortaglie e manzo   cosí ottenuto. Aggiungere i cubetti di salame, rimestare  e mantecare a mezza fiamma  con due cucchiai di  burro  ed il formaggio pecorino  grattugiato finemente. Verniciare ed ingranire con un po’ di burro  e con il  pane grattugiato fondo e parete di  uno stampo alto a calotta sferica, formare un primo strato di  pasta condita ed aggiungete uno strato  di  fiordilatte o di provola  a fettoline; formare un secondo strato di pasta condita,pressare un poco la pasta e spolverizzare di pane grattugiato, aggiungere alcuni fiocchetti di burro  ed   infornare in forno caldo a circa 180° per 15/20 minuti, lasciare gratinare per qualche minuto prima di servire ben caldo.

Cashemere & Madeleines per Laura Biagiotti

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Ogni tanto mi capita, lo confesso…esco dall’ufficio e, avendo la fortuna di lavorare vicino una delle zone più belle di Roma, faccio un giro un pochino più lungo del solito per tornare a casa. Guardo qualche negozio nelle vie vicino piazza di Spagna e Via del corso..tanto per rilassarmi, per vedere qualcosa di bello e per sognare un po’…male non fa e non costa nulla. In genere evito le grosse vie, quelle famose, piene di turisti e di taxi. Preferisco quelle meno conosciute, più riservate, con meno negozi ma molto più belle. Una delle vie in cui passo sempre è Via Mario de’ Fiori. Lì c’è la boutique di Laura Biagiotti e per me è proprio impossibile non andare a vedere quelle vetrine: raffinate, discrete, eleganti. Non c’è nulla di ostentato o di troppo vistoso. Solo dei vestiti incantevoli. Quello che mi piace di più è la dimensione intimista e del negozio e degli abiti che puntualmente trovo. A prescindere dalla stagione o dalla collezione, quei vestiti hanno la capacità di invogliarmi ad indossarli: perchè sono molto belli, verissimo..ma mi danno sempre la sensazione che mi accoglieranno in qualche modo. In particolor modo quelli invernali, sembrano caldi e morbidi anche attraverso il vetro e inseriti nelle nicchie della vetrina. Non per niente Laura Biagiotti è definita la regina del Cashmere..a ragione direi.

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Gli abiti in bianco che segnalo qui li ho visti personalmente e devo dire che dal vivo sono ancora più belli perchè si percepisce la loro morbidezza. Immagino che qualsiasi movimento del corpo sia accompagnato da una carezza di quella lana.E poi quel bianco panna era una nota bellissima in mezzo a tutta l’esplosione dei colori natalizi nei negozi intorno. Insomma questa dimensione privata ma chic mi fa pensare ad un momento di serenità personale, di coccole se vogliamo…come un bel te’ servito con un dolcetto. Un dolcetto classico ma che si rinnova ogni volta con qualche ingrediente particolare: una Madeleine, in questo caso aromatizzata con del tè matcha. Morbida, aerea e con un gusto sofisticato.

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RICETTA: MADELEINES AL TE’ VERDE MATCHA (da una ricetta di Lucia Pantaleoni)

Ingredienti (per 16 madeleines circa)

  • 3 uova
  • 150 gr di burro salato fuso (ho usato quello normale aggiungendo un pizzico di sale)
  • 150 gr di farina (io 00)
  • 150 gr di zucchero
  • 1 cucchiaino raso di lievito
  • 1 cucchiaino di miele
  • 1 cucchiaino di tè matcha

Procedimento

Fate sciogliere il burro con il miele. Aggiungete il tè matcha e mescolate. Spegnete e mettete da parte. Passate al setaccio la farina ed il lievito. Sbattete le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso. Incorporate la farina ed il lievito setacciati, quindi il burro aromatizzato con il tè matcha. Mescolate fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Lasciate riposare in frigo per almeno un’ora (questo riposo è essenziale quindi potete lasciarle anche di più). Scaldate il forno a 270° (un po’ troppo per il mio forno) , rimepiti gli stampini e infornate le madeleines per 4 minuti. Abbassate la temperatura a 210 e continuate la cottura per altri 4/6 minuti finchè risulteranno dorate.

Come spiega l’autrice, “la famosa gobbetta, cui le madeleines devono il loro successo, si forma per lo scock termico cui viene sottoposto l’impasto che passa dal frigo al forno molto caldo”.

 

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Un pò pirata un pò moschettiere

Immaginare una casa di moda senza il genio creativo che l’ha contraddistinta, forgiata e portata a livelli elevatissimi negli ultimi anni è difficile. Questo vale per la casa di moda Dior, che con la collezione A/I 2011-2012 ha dovuto affrontare la sua prima prova senza John Galliano. Personaggio istrionico, geniale, contradditorio, folle e amatissimo, protagonista di un episodio indubbiamente da deprecare e spiacevole. Ciò non toglie che la masoin Dior perde uno degli stilisti migliori di sempre e questo non può che dispiacere ad un amante della moda. Ma se il punto da cui ripartire è quello della sfilata presentata, a mio parere il lavoro di Galliano ha dato ottimi frutti.

Le proposte che mi hanno attirata di più? Lo stile un pò da pirata un pò da Moschettiere dei primi abiti mi hanno letterelamente conquistata, per colori, materiali, accostamenti e per quel fascino della cappa lunga abbinato ad una mantellina corta. Strano come cose agli antipodi possano stare così bene insieme Immagine forte e affascinante credo che sarà difficile non farsi conquistare da un cappello a falde larghe, dagli stivali alti e un look un pò maschile che porta inevitabilmente ad una sensualità raffinata.  I pantaloni in velluto, perfetti per un duello di d’artagnan o per un’uscita di una moderna guascona sono balzati nella mia personale top ten dei pezzi assulutamente desiderabili :) .

 

Ho pensato di abbinarci un piatto con ingredienti inusuali, alcuni forti altri delicati, che ha vari strati e consistenze tutte da scoprire..

RICETTA: MAIALE CON CIPOLLINE SU SALSA DI FICHI

Ingredienti:

  • 4 fettine di collo di maiale tagliate sottili
  • 6 fichi
  • 100 gr di cipolline bianche
  • olio evo
  • 20 gr di burro
  • farina
  • sale q.b.

Procedimento

Lavate le cipolline e tuffatele in una pentola di acqua bollente leggermente salata: lessatele per 7-8 minuti, scolatele bene e mettetele da parte. In una padella, mettere i fichi con un cucchiaio di zucchero e far cuocere finchè si ridurrà in una composta. Infarinate appena la carne. scaldate 4 cucchiai di olio in una padella antiaderente, unite qualche foglia di salvia e rosolate la carne 5 minuti per lato per dorarla. Toglietela dalla padella e tenetela al caldo. Nella stessa padella aggiungete il burro, fatevi rosolare le cipolline per 4-5 minuti. Rimettete le fettine di carne in padella. Bagnate con un un bicchiero di vino bianco, regolate di sale e fate stringere il fondo. Mettere su un piatto la composta di fichi a specchio, adagiarvi sopra le fettione di maiale con le cipolline e servire caldo.