Color salmone ad Alta Roma 2013

Da poco si è conclusa la settimana della moda a Roma. Meno clamore e glamour rispetto a quelle più famose e visibili di Milano, Parigi, NY etc etc..ma comunque un modo per osservare con attenzione firme storiche italiane, che si dedicano da sempre alla sartoria, come Sarli, Raffaella Curier, Gattinoni, o nomi giovani ed emergenti, legati alla seprimentazione.

Quest’anno su molte passerelle si è visto il tono del salmone…in varie sfumature da quelle più intense a quelle più delicate, e in varie rappresentazioni: tinta unite, fantasia, accessori! poteva essere un vestito total salmon o la sciarpa, o una pietra preziosa… comunque molti stilisti hanno introdotto questo colore, facendo eco alle maggiori case produttrici di make up che, per la prossima primavera estate, hanno proposto interessanti arancio (una per tutte…la MAC!)

E allora guardiamoci delle proposte: si sono visti abiti da sera, da lavorom da cocktail e per il tempo libero…sempre con un comune denominatore!

 

camillo Bona

camillo Bona

Camillo Bona

Camillo Bona

Marco Bologna

Marco Bologna

Marco Bologna

Marco Bologna

San Andres

San Andres

Suzanne Susceptible

Suzanne Susceptible

Galitzine

Galitzine

Gattinoni

Gattinoni

Jamal Taslaq

Jamal Taslaq

Sarli

Sarli

Non potevo non abbinare questi abiti e la tendenza primaverile ad un salmone, morbido e profumato…magari con un tocco di esotico.

RICETTA: SALMONE IN CREMA DI COCCO E LIME

Ingredienti

300 g di latte di cocco

1 filetto di salmone (io ho trovato solo le fette di salmone e ho usato quelle, 4 per la precisione)

2 lime (o un limone verde)

Qualche foglia di lime 8se a disposizione)

3-4 peperoncini freschi rossi e verdi

Sale q.b.

Procedimento

Versare metà del latte di cocco nella pirofila (non sceglietela troppo grande rispetto al salmone perché la crema dovrà ricoprirlo bene ). Se usate il filetto, poggiate il salmone dalla parte della pelle verso il fondo, altrimenti sistemate le fette di salmone.

Lasciate marinare brevemente nel frigo mentre preparate gli altri ingredienti.

Tagliati a pezzettini i peperoncini

Tagliate in fettine sottile uno dei due  lime (o il limone) e le foglie in lamelle (se le avete a disposizione).

Quando il forno è ben caldo, alla temperatura di 180°, riprendete la pirofila e ricoprite il salmone con il restante latte di cocco, il peperoncino fresco, le fettine di lime e le foglie e cuocetelo per 30-35 minuti (un po’ meno con le fette di salmone).

Regolate di sale e servitelo tiepido, eventualmente accompagnandolo con il succo dell’altro lime (io non l’ho messo ma è a seconda del gusto). Ottimo accompagnato col riso basmathi.

Tris… vincente

 

 

 

Leggevo questo articolo sul sito Style.it e sono rimasta conquistata da quei colori. Cappotto, borsa e scarpe dello stesso colore ..è vero, può essere un azzardo ma azzardare con certi capi si può e si deve. Un colore per ogni giorno o per ogni mood, dall’ufficio, alla serata fra amici, sicuramente non si passerà inosservati!  Ho trovato alcuni tris davvero splendidi (potrei far follie per le scarpe di DIor gialle e gli stivali arancio..ma non solo) quindi perché non divertirsi a giocare con i colori dei cappotti, ora che l’inverno diventa più rigido? affrontare delle giornate grigie con dei colori di questo genere non può che farcele affrontare nel migliore dei modi!

E voi, che colore siete? e quale tris indossereste?

 

Come si fa dopo questa sfilata di colori a non abbinare qualcosa di divertente, sensuale, colorato e anche un po’ fashion? A me son subito venuti in mente i macaron, in bella mostra di sè nelle pasticcerie parigine, neanche fossero dei gioielli!

Ebbene, un macaron per ogni tris… ca va sans dire!

Per la foto dei Macaron, ringrazio la mia cara amica Pasqualina, che mi ha anche insegnato tutti i trucchi per ottenerli a casa!!!

Ricetta: MACARON

Cosa è necessario per 80 coques (ovvero i gusci dei macaron) di 3 cm di diametro:

mandorle in polvere 200 g

zucchero a velo 200 g

albumi 80 g

albumi 80 g

colorante (facoltativo e a scelta)

zucchero semolato 200 g

acqua 75 ml

Avvertenze:

Le mandorle in polvere devono essere il più fini possibili. Cercate la marca che ve lo garantisce o passate in un cutter per qualche secondo (ad impulsi, in modo da non scaldare la farina).  Sei il tpt (tant pour tant, ovvero mandorle e zucchero a velo mescolati) non è più che sottile non c’è verso che la superficie del macaron venga liscia. Setacciate il tpt (io lo faccio anche due volte)OBBLIGATORIAMENTE!

Marechal consiglia la meringa italiana, perché più stabile per questo tipo di petit gateau. Mi son trovata benissimo e, anche se ci sono due scuole di pensiero (meringa francese vs meringa italiana) io continuo a preferire la meringa italiana. Montare lentamente 80 g di albumi a neve. Nel frattempo, in una casseruola antiaderente porre prima i 75 ml di acqua e poi i 200 g di zucchero semolato (rispettate rigorosamente l’ordine) e portate ad ebollizione. Quando la temperatura dello sciroppo raggiunge i 105 ° aumentate la velocità dello sbattitore. Interrompere la temperatura dello zucchero a 115° C. (Felder consiglia di aggiungere il colorante in questo momento allo zucchero, perché rende il colore più intenso).versare  a filo sottile sugli albumi a neve e continuare a sbattere per circa 10 minuti, finché si raffreddi un poco

Intanto, mescolare il tpt con gli altri 80 g di albumi, dopo averli sbattuti leggermente con la forchetta., fino ad ottenere una pasta di mandorle omogenea. (Marechal invece, il colorante lo aggiunge a questa pasta di mandorle).

Ora comincia la perigliosa fase del MACARONAGE. Che cos’è il macaronage? E’ il procedimento che incorpora la meringa italiana alla pasta di mandorle, che si basa su movimenti precisi per ottenere un composto  liscio, omogeneo, leggermente fluido. Sembra facile: non lo è affatto. Si parte incorporando prima un terzo di meringa alla pasta di mandorle per diluirla. Poi si aggiunge il resto con un movimento regolare, dal fondo verso l’alto e dai bordi verso il centro. Non solo. Si alternano dei veri e proprio giri energici dell’impasto fino ad ottenere la giusta fluidità. Io trovo molto istruttivoquesto video (per quanto riguarda il macaronage). Attenzione a non lavorare troppo  o troppo poco l’impasto: nel primo caso verrebbero dei macaron bassi e privi di collarino, nel secondo verrebbero degli “amaretti”…anche loro senza il tipico collarino!

Finito il macaronage, ci si avventura nel POCHAGE, ovvero come impazzire nel formare dei cerchietti perfetti della giusta altezza. Ecco, io ancora ci sto combattendo. Penso di essere giunta all’altezza giusta ma sulla forma precisa ancora non ci siamo, tanto che la prossima volta proverò con dei pdf da stampare e mettere sotto la carta forno! In ogni caso, riempire con la spatola una tasca con una bocchetta da 8 mm, incollare un foglio di carta da forno sulla teglia, spalmando negli angoli della pasta dei macaron. Con la tasca realizzate dei cerchietti. Picchiettare il fondo della teglia (per bene, non abbiate timore) e lasciar riposare.

 

Ecco il punto della discordia. Qui, comincia il CROUTAGE. Ebbene, nella maggior parte dei libri si consiglia un croutage che va dai 30 ai 60 minuti. Per quanto mi riguarda, lascerei questo tempo solo in agosto, con caldo secco alle temperature di 40°C. Ora come ora…lascio che il croutage duri svariate ore (dopo aver clamorosamente fallito la prima volta). E posso anche una notte, male non fa e vi garantisce :

a)      Una bellissima superficie liscia

b)      Un collarino degno di questo nome (dato che, quando non vi viene, ci rimanete malissimo!)

Finito il croutage, si passa alla cottura:  140 °C per 14-15 minuti (ma regolatevi sempre col vostro forno..andate a tentativi).

 

Una volta raffreddati, dovreste trovarvi dei gusci di macaron da far invidia ad Herme 8e comunque da far gongolare voi stessi !). Qui, largo alla fantasia per la farcitura: creme al burro, ganache, confetture, marmellate, formaggi, etc etc.

Io in questo caso ho usato una ganache cioccolato bianco e pasta di nocciole (tonde gentili delle Langhe) con un’amarena al centro, e una ganache cioccolato bianco caffè. Ma li ho anche provati con ganache al fondente e una ganache cioccolato al latte e latte di cocco. Fra poco, comincio la sperimentazione sul salato! Una volta riempite, conservate i macaron in frigo per un paio di giorni (il giorno dopo sono molto più buoni) oppure conservateli in freezer e tirateli fuori il giorno stesso che dovete servirli: saranno perfetti!

 

Capodanno e un paio di scarpe!

Capodanno è alle porte: i motori si scaldano e le nostre mise per la serata di fine anno pure (sia che andremo a qualche festa tres chic, sia che andremo al ristorante di grido,  sia che resteremo a casa con amici e parenti..volete che almeno per una sera non mettiamo in subbuglio il nostro armadio per trovare un abbinamento scarpe-vestito-borsa che ci permetta di far faville?)

Sarà che in tempi di crisi è difficile scegliere di comprarsi tutto rigorosamente nuovo, se c’è una cosa a cui per una donna è difficile rinunciare quella è un paio di scarpe nuove. Si sa, di scarpe e borse non se hanno mai abbastanza, volete che a capodanno ci priviamo di un accessorio che più fondamentale non potrebbe essere!!!

E allora via alle danze: le proposte sono davvero tante!

Le scarpe per quelle che “voglio stare comoda, succeda quel succeda”..senza però rinunciare a farsi notare!

 

BE&d

BE&d

 

Michael Kors

Michael Kors

havavianas

havavianas

 

Le scarpe per quelle che “senza strass e lustrini non esco neanche dalla camera da letto figuriamoci da casa”

 

Zara

Zara

 

Buffalo

Buffalo

 

House of Price

House of Price

Sam Edelman

Sam Edelman

Le scarpe per quelle che “se son più alta a capodanno son più alta tutto l’anno”

 

Prada

Prada

 

Elisabetta Franchi

Elisabetta Franchi

Miu Miu

Miu Miu

E poi i grandi artisti, loro quelli che creano pezzi unici…..le scarpe per quelle che “ Roger Viver è amico mio e guai a chi me lo tocca”

 

Roger Vivier

Roger Vivier

 

O Jour

O Jour

Roger Vivier

Roger Vivier

Jimmy Choo

Jimmy Choo

Ultime ma non ultime, le scarope cui non si può rinunciare, quelle che sono perfette con ciò che indosserò la sera di Capodanno (qualunque sia il vestito!)

 

Giambattista Valli

Giambattista Valli

Stella Mc Cartney

Stella Mc Cartney

Nando Muzi

Nando Muzi

Difficile scegliere vero? Io, idealmente l’ho fatto, almeno per la ricetta da abbinare! Ho scelto proprio le ultime scarpe di Nando Muzi, con quel color Cognac metallico meraviglioso! E allora come potevo non abbinarci la ricetta di una terrina  di carne,castagne e Cognac, che tanto vedo bene per una serata dell’ultimo anno!

RICETTA (presa dal libro La farina di castagne della Val Bisenzio di Caludio Martini Editore)

Ingredienti

g 600 di petto di tacchino macinata

g 300 di carne di maiale macinata

g 250 di castagne

g 200 di salsiccia

3 uova

g 50 di parmigliano

g 50 di burro

1 bicchiere di vino bianco

1 bicchierino di Cognac (io non l’avevo e ho usato un Brandy)

2 cipolle

g 30 di pistacchi

2 foglie di alloro

sale e pepe

Procedimento

Porre il tacchino e il maiale in una terrina con l’alloro, bagnare con il vino bianco e lasciare marinare per un giorno. Incidere le castagne e lessarle. Sbucciarle e tritarle grossolanamente. Rosolare dolcemente le cipolle tagliate finemente in 30 g di burro. Scottare e sbucciare i pistacchi. Nella terrina dove è stata marinata la carne aggiungere la salsiccia sminuzzata, le castagne, le cipolle, i tuorli delle 3 uova, i pistacchi e il parmigiano grattugiato; aggiustare di sale e pepe e profumare con il Cognac. Versare tutto in pirofila imburrata con il restante burro, cuocere a bagnomaria in forno a 160° per circa un’ora e 15 minuti

Jeanne Lanvin

Wanda Osiris scendeva lentamente i gradini della sua celeberrima scalinata cantando e circondata dai suoi Boys. Non aveva una gran voce ma tanto charme e il pubblico andava in visibilio. Merito anche di una aura magica, che faceva spruzzare dai suoi valletti dal loggione, in modo che un profumo inebriante scendesse sul òubblico mentre lei scendeva le scale. Quel profumo era Arpege, di Jeanne Lanvin. Madame Lanvin, come disse Wanda Osiris, aveva un’aria da mamma, e sembrava desiderosa di proteggere tutti quelli con cui parlava. E lei è stata la creatrice di una delle case di mode, di uno stile, di un profumo più importanti al mondo.

Sarebbe semplice parlare di quella geniale signora della moda, che cominciò creando cappellini, e parlare delle sue imprese come imprenditrice. Ma una cosa mi ha sempre colpito di Jeann Lanvin: il suo amore e la sua passione per la figlia Marguerite, che ha influenzato grandemente il suo modo di fare moda e il suo aspetto così intimo nella creazione di vestiti. All’epoca, negli anni venti, i vestiti per bambine erano solo copie di quelli delle mamme, ingombranti e scomodi, senza tener conto, mai, delle esigenze dei piccoli indossatori. Ma Madame Lanvin creò dei vistiti appositi per sua figlia, colorati, di mussula, vaporosi, che le permettereno di muoversi, anzi, li creò in pendant con i suoi.

Un giorno, una famosa cliente la vide e rimase folgorata dall’abito di quella bimba, tanto da ordinarne una dozzina per la figlia, che li indossò alla sua festa di compleanno: da qui, cominciò la leggenda. Madame lanvin vestiva le mamme, le figlie e, cosa più unica che rara, anche i mariti! Nella moda introdusse tagli freschi, colori e giovinezza, amava donne romantiche e femminili (aspetti che i successivi creatori hanno sempre cercato di mantenere, anche oggi). Era legata talmente al colore blu, che lo fece diventare blu Lanvin.

Il rapporto fra mamma e figlia era così intenso da ispirare anche il loogo della casa di moda: una mamma che danza con una bimba (immagine che il cretaore prese direttamente da un gioco fra Jeanne e Marguerite). Mi piace molto questo stretto legame fra le due e la ricetta che mi sento di abbinare è quella di una torta, casalinga, dolce, morbida, golosa..classica di un pomeriggio a pasticciare fra una mamma e la sua bambina. Una torta al mascarpone e pere, con un ottimo profumo. Proprio per loro due.

 

RICETTA: Crostata Mascarpone e pere

Pasta frolla 300 g

250 g di mascarpone

100 g di zucchero

1 uovo

Cannella in polvere (secondo il proprio gusto)

2 pere piccole

Due cucchiai di zucchero di canna per la superficie

Procedimento

Stendere la pasta frolla su un piano di lavoro leggermente infarinato (io, come al solito, uso stenderla fra due fogli di carta forno)  fino ad uno spessore di circa mezzo cm e ricoprire uno stampo da crostata di 24 cm imburrato e infarinato (io ho usato quello con fondo amovibile). Tenete da parte le eventuali eccedenze per guarnire. Bucherellate il fondo della crostata con una forchetta e fate riposare in frigo. Nel frattempo preparate la farcia:amalgamate, in una ciotola, il mascarpone con lo zucchero, l’uovo e la cannella. Sbucciate le pere e tagliatele in spicchi non troppo piccoli. Tirare fuori il fondo della crostata dal frigo, farcire con la crema di mascarpone e livellare la superficie. Posizionare gli spicchi di pera e cospargere con lo zucchero di canna. Cuocere in forno già caldo, a 180° per 35-40 minuti.

 

“In passato creammo generazioni di stile… oggi creiamo lo stile delle nuove generazioni”

Il mio regno per un cappello…se è di Borsalino però!  Altro grande vanto dello stile italiana, la storica ditta piemontese ha origine da “u siur Pipen”,  Giuseppe Borsalino, che nasce ad Alessandria nel 1834. E anche qui, come in tante altre storiche aziende italiane, il giovane garzone va a parigi dove, dopo circa sette anni ottiene la qualifica di Maestro Cappellaio. Ad un anno dal ritorno in Italia, riesce ad aprire un suo laboratorio  e da lì è la leggenda. La storia dell’azienda è profondamente legata a questo genio dello stile che capisce quando è il momento di trasformarsi in una azienda. La leggenda, appunto, vuole che nel 1897 il maestro visiti la fabbrica di cappelli Battersby di Londra e “senza farsi vedere intinge il suo fazzoletto nella vasca della ‘catramatura’: portando così in Italia il segreto inglese per la fabbricazione delle perfette bombette”.

I cappelli Borsalino da quel momento arrivano in tutto il mondo..e per tutte le epoche. Giungono fino a noi con la loro carica di ironia, leggerezza, originalità, stile, design e perfezione nel taglio! Il più prestigioso marchio di cappelli al mondo è oggi bandiera del made in italy..anche grazie alla passione di moltissime star per  i cappelli Borsalino (Johnny Depp, Leonardo Di Caprio, Denzel Washington, Justin Timberlake, Kate Moss, Nicole Kidman, Naomi Campbell, John Malkovich…)

 

In passato creammo generazioni di stile… oggi creiamo lo stile delle nuove generazioni

 

Io li amo molto … appena posso, mi fermo davanti alle vetrine dell’elegante negozio in piazza del Popolo e finora ne ho sempre trovato qualcuno che mi sarei comprata all’istante: da quelli classici, a quelli eleganti, a quelli divertenti, a quelli folli! Indossare un Borsalino è sempre un piacere. La cosa che amo è la loro spensieratezza. Basta un cappello per cambiare radicalmente la propria immagine, assumendo mille volti e stati d’animo. Ma con quei cappelli, la leggerezza regna sovrana.

La ricetta? Un croissant, perché è divertente ma classico, leggero e a strati, con mille sfoglie e tanti accostamenti … non credo di aver mai mangiato un croissant senza sorridere..come quando indosso un Borsalino! Ed in questo caso ho puntato ancor di più sulla leggerezza, creando dei croissant leggeri, senza uova e metà del burro che normalmente uso! Il colpo di originalità? Il cacao amaro!

Ricetta: Croissant al cacao leggeri senza uova, con poolish

 

Poolish

100 g di farina sfoglia W 300-350

100 g di acqua tiepida

5 g di lievito di birra

Pastello

400 g di Farina sfoglia W300-350

5 g Lievito di birra

70 g Zucchero semolato

400 g Acqua

10 g Sale fino

250 Burro per laminazione

70 g cacao amaro

35 g farina sfoglia

La sera prima, tenere il burro a temperatura ambiente per circa due ore. Renderlo in crema e aggiungere il caco e la farina setacciati. Stendere il composto così ottenuta fra due fogli di carta forno, dando una forma rettangolare e mettere in frigo fino al giorno dopo.

Per il poolish, mescolare con la frusta l’acqua tiepida con il lievito, fino a completo scioglimento. Unire la farina e far assorbire bene. Mettere a lievitare a 22°-23° per due ore circa.

Per il pastello, una volta pronto il poolish, unire la farina con lo zucchero r l’acqua tiepida (in cui avremo sciolto la secondo parte di lievito), lavorare (a mano o con la planetaria) fino ad ottenere un impasto sodo ed elastico. Far lievitare per un’ora circa, ben coperto, mettere in frigo per tutta la notte.

L’indomani tirare fuori dal frigo il burro per 40 minuti circa (e comunque finché non è abbastanza morbido per poter effettuare le pieghe), laminare, dando un giro semplice, un giro doppio e un ultimo giro semplice, facendo riposare l’impasto almeno per un’ora fra una piega e l’altra. Fra riposare il panetto  in frigo, ben avvolto nella pellicola per due ore. Tirare allo spessore di  3 mm e formare a piacere. A questo punto avete due scelte: o far lievitare a 25° per due ore e poi cuocere o mettere in congelare e tirare fuori 6 opre prima della cottura.

Per la cottura, cuocere in forno ben caldo a 220° per i primi 5 minuti, poi abbassare la temperatura a 180° per i successivi  8-10 minuti, dopo aver spennellato con dell’uovo sbattuto e cosparso di zucchero semolato.

Velluto e vellutata

Ralph Lauren

Ralph Lauren

Uno dei tessuti che mi ricorda la sensazioni più belle che provavo da bambaina, di eleganza, morbidezza, riflessi, quando accarezzavo qualche abito da sera di mia madre, indossato nelle occasioni speciali. E tale per me è rimasto, il tessuto elegante per eccellenza. Per anni l’ho visto un po’ maltrattato e lasciato solo alle signore più mature e classiche, come se non potesse essere valorizzato anche per la moda di qualsiasi età. Fortunatamente la tendenza negli ultimi anni è cambiata e per il prossimo autunno/inverno, vedremo velluto nelle forme e colori più svariati, dal giorno, al cocktail, alla sera, dalle bambini alle mamme..e ai papà!

Emporio Armani

 

Bottega Veneta

Bottega Veneta

Sempre bello e finalmente sdoganato dal clichè che lo voleva tessuto un po’ noioso, ha acquistato un’aria sensuale e intrigante,  è talmente morbido che si fa accarezzare anche senza volerlo, attirando l’attenzione per i delicati giochi di luce e sfumature. Ma godiamoci qualche outifit proposto  sulle passerelle, senza dimenticare che il velluto non è solo il must per gli abiti, ma anche per tutti gli accessori: scarpe, brose, guanti, cappelli, cinte.

Unique

Unique

Jenny

Jenny

Burberry

Burberry

Con quella sua allure gotica e austera, quest’ anno sarà protagonista di tanti abiti molto ricchi, quasi barocchi ma non mancherà nelle linee dei negozi low cost. Velluto per tutte e per tutti i gusti quindi!

Zara

Zara

 

Miu-Miu
Miu-Miu
Miu-Miu
Miu-Miu

L’abbinamento con una ricetta in questo caso è anche troppo scontato ma non ho pensato un attimo a cambiarlo: una vellutata! Sempre morbida e avvolgente, calda e delicata perfetta a pranzo ma anche a cena. E per riportarla all’autunno ma renderla un po’ più chic, proviamo una vellutata di lenticchie di Castelluccio, con castagne al forno e mele!

RICETTA: VELLUTATA DI LENTICCHIE, CASTAGNE E MELE

Ingredienti

  • 200 g di lenticchie di Castelluccio
  • 350 g di castagne cotte al forno
  • 200 g di mele renette
  • Trito di sedano, cipolla e carota
  • 30 g di guanciale
  • Sale q.b
  • Olio evo

Procedimento

  • Qualche ora prima, mettere a bagno le lenticchie;
  • In una padella con olio caldo, versare il trito di sedano, carote e cipolle e lasciar soffriggere a fiamma bassa per 15 minuti;
  • Unire il guanciale e lasciarlo rosolare per un minuto, aggiungere le lenticchie ben scolate, la mela tagliata a tocchetti e le castagne al forno sbucciate e divise grossolanamente;
  • Tenere da parte qualche spicchio di mela e qualche pezzo di castagna per la decorazione finale;
  • Coprire con acqua e lasciar cuocere a fiamma bassa per un’ora e mezza.

Braccialini for ever

Se è vero, e lo è, quello che dice Carla Braccialini, “ nella borsa c’è tutta la tua vita…”, allora lei di vite deve averne tante. Una, dieci, mille vite tante per quante sono le borse Braccialini. Particolari queste borse, non ammettono vie di mezzo: o si amano o si odiano. Ma chiunque non può non riconoscere la fantasia e la creatività che c’è nei vari modelli, a seconda delle collezioni: I Temi (che rappresentano un argomento particolare, come la musica, i fiori o gli animali), Le cartoline (dove le bosre sembrano colorate cartoline create per ricordare ogni giorno un luogo particolare: la Sicilia, La Russia, La Provenza, etc), le borse Tua by Braccialini, linea adatta a chi con la borsa ha un rapporto di complicità intenso.

Sempre diverse eppure sempre riconoscibili! Potrebbero non dirti la marca ma è impossibile sbagliare. Ne ho avute un paio di Braccialini: le ho portate fino a consumarle, non riuscivo a staccarmene. Le usavo sempre e comunque e sempre e comunque me le guardavano. Magari non tutte sono disposte a portarle ma tutte ci sospirano un po’ sopra!

Non è semplice abbinare una ricetta ad un marchio così. Ho pensato che si rifanno da sempre alla grande tradizione italiana della lavorazione della pelle ma che innovano e stupiscono ogni anno. Mi sono venute iun mente le Cartucce napoletane: dolci tradizionali, una tira l’altra! Come si fa a smettere? Ma dato che le borse Braccialini sono un tripudio di variazioni, mi sembrava giusto offrire un paio di variazioni anche per le “sacre” cartucce! (ahimè, perdonatemi ma per una Braccialini si fa questo e altro).

La ricetta che ho utilizzato è quella di Elisabetta Cuomo, presa dalla mia amica Assunta. Per le Variazioni ho pensato alla crema di pistacchio di Bronte e al cioccolato fondente. A voi la ricetta!

Ingredienti per una cinquantina di Cartucce

-200 gr di farina di mandorle
-100 gr di farina
-50 gr di fecola
-200 gr di zucchero
-160 gr di burro morbido
-20 gr burro sciolto
-3 uova medie(da 65 gr)+ metà uovo sbattuto(cioè sui 30 gr)
-1 pizzico di ammoniaca
-1 pizzico di sale-
-3 gocce di mandorla amara
-1 buccia di limone grattuguata

Procedimento

Mescolare la farina di mandorle con 2 uova sbattute e gli aromi, far riposare a temp ambiente per 1 ora.
Lavorare il burro morbido con lo zucchero e l’ammoniaca, unire il composto di uova e farina di mandorle, un cucchiaio per volta, alternando con le altre 2 uova sbattute;mescolare con un cucchiaio e unire il burro fuso, infine unire le due farina setacciate, poco per volta.Alla fine si dovrà ottenere un impasto tipo plum cake.Farlo riposare per 1 ora a temperatura ambiente.Trasferire l’impasto in una sache a poche con bocchetta liscia e
di 1 cm di diametro.Spremere il composto nei cannelli foderati con le cartine riempendoli fino al bordo del cannello perchè in cottura lievitano.
Infornare a 170° per 10 minuti poi abbassare a 160° e continuare per altri 8/10 minuti.La cottura va verificata a secondo il forno che si ha, consiglio di infornarne solo un paio e vedere in quanto tempo si cuociono, a fine cottura devono rimanere chiare, togliendo la cartina e leggermente più colorite sulla capoccetta.Toglierle dal cannello tirandole dalla cartina.
Rotolarle su carta assorbente per eliminare il grasso che trasuda sulle cartine.

Mario Testino

immagini di Mario testino prese dalla rete

Quanto sono legati la fotografia e la moda? Indissolubilmente. Senza la fotografia, come potrebbe esprimersi la moda? Difficile pensare ad uno splendido abito senza un fotografo geniale che lo metta in evidenza e che lo mostri con i propri occhi. A volte è un fotografo a decretare il successo di uno stile. Mi è capitato di “vedere” degli abiti per la prima volta solo perché erano fotografati da Mario Testino, per esempio. Uno che dice “I photograph what I see—and what I want to see.” (io fotografo cosa vedo e cosa voglio vedere”).

Ho conosciuto da vicino le sue foto alla mostra Todo o Nada,svoltasi l’anno scorso a Roma. Certe foto non riesco a dimenticarle. Stare di fronte a quelle grandi immagine e capire che i suoi occhi trasformavano una foto in un quadro.

Mario Testino, nato in Perù, da padre emigrante italiano e madre di origine spagnola e irlandese. Padrona di casa il cui stile influenzava la buona società di Lima, si trasferì a Londra nel 1976, cercando di farsi conoscere e apprezzare come fotografo ma non fu semplice,precorreva i tempi ed essere apprezzato non fu semplice. Fu così che lasciò Londra per New York, dove si dedicò allo studio di nudi maschili e della luce per riprenderli.

Fu quando la stilista Carine Roitfeld (successiva editor di Vogue france) gli disse “devi fotografare le donne come fotografi questi nudi maschili” che nacque la donna testino..e da quel momento tutto il mondo della moda fu rivoluzionato e fu ai suoi piedi. Negli anni ha fotografato tutti i reali inglesi, le immagini più famose di Diana sono le sue, e per ultime, anche quelle del figlio WIliam e della futura moglie Kate Middleton. Un particolare: per fotografare la coppia di fidanzati, Mario decise di mettere la stessa musica che aveva usato per fotografare la madre Diana, canzoni della cantante francese Dalida.

Ormai è uno scopritore di talenti sia nel mondo degli stilisti che nel mondo delle modelle. Molte si sono appoggiate a lui per essere lanciate nella carriera, come Giselle Bunchen o Kate Moss.

D’accordo con Alexandra Shulman di British Vogue, “Testino può renderti meglio di quanto tu possa sperare, non nei tuoi sogni più selvaggi ma nella fine remota della possibilità“. Un sogno? Essere fotografata da lui!

Non è semplice abbinare una ricetta a Mario Testino ma l’idea mi è venuta solo leggendo il nome di una torta: “la torta perfetta di Igino Massari”. Dato che per me Testino rasenta la perfezione nel modno della fotpgrafia, non potevo non abbinargli una torta che un grande pasticcere come Massari giudica perfetta.

Una base di frolla fine, uno strato di marmellata ai frutti di bosco (lui suggeriva arancia-ananas ma ho usato i frutti di bosco), una massa montata alle nocciole e un nuovo strato di marmellata per terminare. I colori, la sontuosità del dolce, e le diverse consistenze secondo me sposano benissimo con le foto di Mario testino.

RICETTA: LA TORTA PERFETTA DI IGINO MASSARI

Ingredienti

Per la frolla

g 500 di burro

g 400 di zucchero a velo

g 100 di miele d’acacia

1 scorza di limone grattugiata

1 baccello di vaniglia(io, un cucchiaio di essenza di vaniglia)

g 200 di uova intere

g 4 di sale

g 1000 di farina bianca 00

g 10 baking (facoltativo: io non l’ho messo)

Per la massa montata alle nocciole

g 500 di burro

g 300 di zucchero

2 baccelli di vaniglia (io, 2 cucchiai di essenza di vaniglia )

1 scorza d’arancia grattugiata

g 300 di tuorli

g 200 di albumi

g 200 di zucchero

g 500 di nocciole tostate

g 350 di farina bianca 00

marmellata di frutti di bosco

Procedimento

Per la frolla, nella planetaria mettere il burro morbido, lo zucchero, il miele e gli aromi e mescolare bene senza montare; aggiungere le uova e il sale e, quando saranno ben amalgamati, la farina e il lievito setacciati. Lavorare poco, solo fin quando saranno ben amalgamati. Mettere in frigo a riposare almeno 3 ore.

Per la massa montata, montare burro e zucchero, incorporare la scroza d’arancia e la vaniglia. Montare l’albume con lo zucchero. Deve essere sotenuto e lucidissimo. Macinare finemente le nocciole tostate (io ho utilizzato la farina di nocciole) e setecciarle con la farina. Unire all’impasto alternandole con i tuorli. Amalgamare alla fine gli albumi montati a neve.

Foderare una teglia da crostata con la frolla, mettere sul fondo un leggero strato di marmellata, e mettere la massa montata fino a pochi mm dal bordo. Cuocere a 170° per 30-35 minuti. Quando sarà raffreddata, coprire la superficie con un leggero disco di marmellata.

 

 

Un lavoro emotivo

etro. estate 2012 immagine presa dalla rete

“Il mio è un lavoro emotivo. Osservo tutto e
accumulo sensazioni e ispirazioni che condivido
con il mio team creativo. Ho un quaderno di appunti
dove annoto ciò che mi colpisce. Poi procedo per
sottrazione: il quaderno via via si ripulisce, la gran
parte delle cose viene gettata e arriva il momento in
cui bisogna avere il coraggio di chiudere il cerchio.
Quello che resta è il cuore della collezione.”

Queste sono le parole che Veronica Etro usa per descrivere il suo lavoro. Mi fa venire in mente Michelangelo che racconta che una sua scultura lnasce togliendo il marmo in più che si trova in un intero blocco di granito. E Lavoro da scultrice, quello della stilista nella ultima collezione estiva ma acnhe cifra stilistica delle intero stile etro. Basti pensare che questa casa ansce da Gimmo Etro, che avvia la produzione non di abiti ma di stoffe. Stoffe preziose, fatte con materili nobili e naturali ma caratterizzati da colorazioni innovative ed esplsive: impossibile non riconoscere a vista il Paisley di Etro, questo disegno Cashimire che per colori e forme diventa simbolo di grande eleganza. In quei decori ci si può perdere e si acquisisce la bellezza e la grazia dei disegni orientali associati alla detrminazione e giosità italiana.

etro, estate 2012. Immagine presa dalla rete

etro, estate 2012. Immagine presa dalla rete
etro, estate 2012. Immagine presa dalla rete
etro, estate 2012. Immagine presa dalla rete
etro, estate 2012. Immagine presa dalla rete

L’arancio presente in tanti vestiti estivi e questo continuo sentimento esotico presente negli abiti di Etro mi ha fatto venire a in mente un piatto fatto con il frutto arancione estivo per eccellenza: il melone giallo. In questo piatto ho unito un antipasto e un primo, sfruttando il gusto dolce del melone combinato con il prsciutto crudo, l’olio, il sale, i capperi e l’origano. E così sono nati gli spaghetti prosciutto e melone.

Ingredienti

  • 1 melone arancione
  • 1 hg di prosciutto crudo
  • Capperi (io ho preso dei capperi piccolini sottaceto, molto simili a quelli provati a Paestum)
  • Olio evo qb
  • Sala
  • Spaghetti 300 g (io ho usato spaghetti alla chitarra)
  • origano

Procedimento

  1. Sbucciare il melone, pulirlo dai semi e conservare 3 o 4 fettine. Tagliarlo in pezzi e metterlo in padella, dove avremo precedentemente messo dell’olio evo a scaldare. Farlo cuocere a fiamma molto bassa per evitare che si bruci. Il melone tenderà a disfarsi e a tirar fuori molta acqua. Voi dovete far restringere la crema fino alla giusta consistenza (quella che vi permetterà di condire gli spaghetti). Regolate di sale e spegnete il fuoco. Nel frattempo, mentre cuociono gli spaghetti, tagliati a piccoli quadratini le fettine di melone giallo messe da parte e tagliate a strisce il prosciutto crudo. Quando la pasta sarà cotta, scolatela e versatela nella padella con la crema di melone. Ripassatela leggermente poi mettete una forchettate in ogni piatto di servizio. Decorate con cubetti di melone, il prosciutto crudo, l’origano e qualche cappero.

 

 

etro, estate 2012- immagine presa dalla rete

etro, estate 2012- immagine presa dalla rete

etro, estate 2012. immagine presa dalla rete

etro, estate 2012. immagine presa dalla rete

Il Sole…24 ore!

Bulgari (immagine presa dalla rete)

Bulgari (immagine presa dalla rete)

Nulla come il giallo evoca l’estate: sole, colore, abbronzatura, riflessi, allegria…tutto richiama questo colore. Ed è un fiorire di giallo su tutte le passerelle. Intendiamoci, non è un colore facile da indossare e si rischia facilemente di eccedere! Meglio puntare su accessori e singoli pezzi se non ci sentiamo sicure del total yellow! Ma se case di moda come Etro, Armani, Elie Saab fanno del giallo uno dei punti di colori forti della prossima estate e se siamo tanto amanti del giallo che non riusciamo a resistere nenache allo smalto chanel, prendiamo spunto da loro e cerchiamo la tonalità goiusta per noi!

Burberry (immagine presa dalla rete)

Burberry (immagine presa dalla rete)

Vionnet (immagine presa dalla rete)

Vionnet (immagine presa dalla rete)

Una cosa è certa: il giallo viene usato indifferentemente a qualsiasi orario del giorno e della sera, dalla colazione di lavoro al cocktail serale, dall’uscita con le amiche alla passeggiata al mare! Quindi, la possibilità di togliersi lo sfizio di qualcosa di giallo in qualsiasi ora del giorno e della notte c’è!

Hoss-Intropia (immagine presa dalla rete)

Hoss-Intropia (immagine presa dalla rete)

Elisabetta Franchi (immagine presa dalla rete)

Elisabetta Franchi (immagine presa dalla rete)

Eliee Saab (Immagine presa dalla rete)

Eliee Saab (Immagine presa dalla rete)

Una tonalità di giallo che si accordi alla nostra carnagione, al nostro carattere e al nostro umore nonmancherà di certo: dal color zafferano al color carino, dal giallo fluorescente a quello pastello i punti sono infiniti!

Giorgio Armani (immagine presa dalla rete)

Giorgio Armani (immagine presa dalla rete)

Woolrich (immagine presa dalla rete)

Woolrich (immagine presa dalla rete)

muehlbauer (immagine presa dalla rete)

muehlbauer (immagine presa dalla rete)

In cucina poi, il giallo la fa da padrone: presente in qualsiasi stagione dell’anno, d’estate esplode con tutta la sua energia! Il limone, le mele, lo zafferano, il risotto alla milanese, una cotoletta panata, una crema pasticcera…impossibile elencare tutti i cibi gialli! Fatto sta che sono attraenti alla vista come al gusto (lemon curd: provare per credere) e sprigionano energia da tutti i pori!

Un dolce che ho fatto ultimamente è perfetto, come cromia, con questi elementi: una torta alle mandrole con un colore giallo deciso ed un gusto intenso dovuito alle mandorle..ogni fetta è uno spicchio di sole!

Almond Tea Cake dal libro Tea with Bea (recipes from Bea’s of Bloomsbury)

Ingredienti

  • 240 g di zucchero
  • La buccia grattugiata di un limone
  • 150 g di farina 00
  • 70g di farina di mandorle
  • 2 cucchiaini di lievito per dolci
  • Un pizzico di sale
  • 130 g di yogurt greco (io ho usato normale yogurt bianco)
  • 3 uova
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 1 cucchiaino di estratto di mandorle (io ho aggiunto due cucchiai di essenza di mandorle amare)
  • 80 ml di olio di semi
  • 50 g di burro
  • Teglia da 20 cm (io ho usato la dose doppia e una teglia ovale)

Procedimento

  1. Riscaldare il forno a 170° C. Mettere lo zucchero e le zeste di limone in una ciotola grande e mescolare per rendere profumato lo zucchero. Aggiungere la farina, la farina di mandorle, il lievito, il sale e mescolare bene. In un’altra ciotola mettere lo yogurt, le uova, l’essenza di mandorle e di vaniglia e mescolare bene. Aggiungere alla ciotola con i solidi e mescolare per ottenere un composto omogeneo. Mescolare infine l’olio e il burro fuso (e lasciato intiepidire). Versare l’impasto nella teglia imburrata e cuocere per 50-35 minuti (io con dose doppia ho dovuto cuocere per 50 e vale sempre la prova stecchino)